Vialli, l’altra faccia dell’Italia che vince e la battaglia contro il cancro

In Grandi Storie

Più vedi giocare l’Italia di Mancini, un’ Italia bella, di carattere e per lunghi tratti spettacolare sul campo, più hai voglia di capire come in pochi anni la squadra azzurra partendo dagli stessi uomini che non si sono qualificati per il mondiale del 2018, sono da 28 turni imbattuti.

Le cose non succedono mai a caso, e così cercando meglio nelle storie di Casa Italia, ti capita di scoprire il “Mancio” si è circondato di amici fidati per creare quello spirito giusto, da squadra di club piuttosto che da nazionale.
Ovviamente ti chiede perchè, e sfogliando i nomi e capisci che oltre a Oriali e Nuciari, i vari Alberico Evani, Attilio Lombardo, Fausto Salsano hanno tutti una matrice comune, essere figli di quella Sampdoria tanto cara a Riccardo Garrone, uomo d’altri tempi e presidente gentiluomo, l’autore del miracolo blucerchiato. La sua Sampdoria era elegante dentro e fuori dal campo, con due top player indiscussi: Mancini e Vialli.

E proprio l’ingresso di Vialli come Capo Delegazione della Nazionale, “gemello” di Mancini, ha impresso la svolta giusta a questa nazionale che inizia a farci sognare.
I due si capiscono al volo e stanno trasmettendo tutta la loro capiacità di essere uomini veri e di sapere come si fa squadra al gruppo che è nato alle ceneri della nazionale targata Tavecchio e Ventura.

In particolare colpisce la storia di Gianluca Vialli, che dopo un passato glorioso da calciatore prima e allenatore poi, ha smesso definitivamente la tuta per passare al doppiopetto.


Lo ha fatto perchè il suo corpo non reagiva più agli stress, lo ha fatto perchè nella sua vita a un certo punto è arrivato l’ospite indesiderato, come lui stesso ha raccontato in una recentissima intervista a “sogno azzurro”, il programma di Rai 1 andato in onda a ridosso dell’inizio di Euro 2021.

Un Vialli che si è raccontato a cuore aperto, una cosa difficile per l’ambiente del calcio, fino a toccare un tabù arduo da mettere in piazza, il cancro.


Io con il cancro non ci sto facendo una battaglia perché non credo che sarei in grado di vincerla, è un avversario molto più forte di me. Il cancro è un compagno di viaggio indesiderato, però non posso farci niente. È salito sul treno con me e io devo andare avanti, viaggiare a testa bassa, senza mollare mai, sperando che un giorno questo ospite indesiderato si stanchi e mi lasci vivere serenamente ancora per tanti anni perché ci sono ancora molte cose che voglio fare”.

Un comportamento pacato ma uno spirito mai domo quello di Gianluca Vialli, lo stesso che sta trasmettendo agli azzurri e i cui risultati stanno iniziando a dare i primi frutti.

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